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20 janvier VAGABONDANDO... E dire che il mio destino è stretto fra le braccia di questa stupida, piccola croce rossa...
Lo sguardo rimase fisso sul segno color sangue tracciato di fretta. Alcune lacrime di resina bagnarono l'orlo rugoso degli occhi tondi. Sordo e minaccioso, lontano echeggiava l'assillante fracasso dei motori.
L'autunno approdava alla lunga sponda dell'inverno nordico. Sui due versanti della valle era ancora un rincorrersi di verdi, di rossi e di gialli in mille sfumature. Sulle gocce di rugiada, timidi raggi di sole disegnavano saltellanti giochi di luce fra le foglie variopinte. Era l'ultimo sussulto della natura prima del grande sonno.
... Ma Lei si risveglierà...
pensò tristemente il grande pino. Un fremito lo colse fino alle radici caparbiamente affondate nella terra. Lancinante, l'urlo della motosega anticipò il dolore della ferita. La lama sprofondò senza sforzo nel legno, guidata dalle grosse mani callose attraversando il tronco da parte a parte . La vigorosa voce di Paul lanciò l'avvertimento consueto:
"Caadeee!".
Il boscaiolo si soffermò solo un istante a seguire distrattamente la caduta dell'albero. A cavalcioni sul fusto, un collega cominciava già a sfoltire i rami del grande pino. Terminata l'operazione, venne trascinato fino alla riva del fiume dove fu gettato con gli altri che galleggiavano nella corrente gelida.
La discussione era sul punto di degenerare. Il frastuono delle macchine che giravano a pieno regime non riusciva più a coprire le grida degli uomini che si fronteggiavano. Il più grande, e grosso, era il boss. Vociferando rabbiosamente, sembrava volesse respingere Joe, il suo interlocutore con l'enorme pancia che lo precedeva ovunque. Joe gesticolava infuriato e per nulla intimorito. Magro, anzi, secco, poteva vantare i bicipiti più potenti del cartificio. Sapeva di poterlo stendere in un attimo, ma il suo stipendio di responsabile della produzione era troppo prezioso per la sua famiglia.
"Ti faccio vedere io come ridurre ancora i costi!" urlò il boss estraendo una penna dal taschino. Si mise a scarabocchiare cifre sull'immenso foglio appena sbiancato e ancora umido, ma non potè spiegare tutti i vantaggi dei tagli drastici al personale; il nastro trasportatore si era rimesso in moto, portando con se la carta ancora tiepida verso l'asciugatrice.
Luca Simaldi allargò con un tratto deciso l'ufficio della direzione, spostando i muri sino a soffocare i locali adiacenti. Si allontanò socchiudendo gli occhi per inquadrare meglio gli schizzi colorati sul foglio bianco. "Questa carta lascia sempre più a desiderare!" brontolò l'architetto notando un difetto, come una sbavatura sulla superficie liscia. Per fortuna si trattava solo di uno studio iniziale. Doveva incontrare solo fra qualche ora Marco Arese, l'industriale che gli aveva affidato la progettazione del suo nuovo stabilimento.
Simaldi era molto nervoso quando la segretaria lo fece entrare nell'ufficio di Arese che gli venne incontro. La sua mano si strinse con forza sulle sue povere dita. La conversazione fu breve. Sul foglio srotolato furono tracciate imperiose modifiche dallo stesso industriale che concluse dicendo:
"Non perda di vista che qui dentro si dovrà solo lavorare, cerchi di non disperdersi in manfrine! Questo lo tengo io, ci vediamo mercoledi."
Rimasto solo, guardando il disegno sospirò :"Ah gli artisti...".
Nella luce soffusa del grande studio, le volute di fumo disegnavano strani arabeschi. Arese batté il pugno sull'imponente scrivania di rovere.
"Norme di sicurezza! Inquinamento! Zona protetta! Ma chi se ne frega! L'importante sono i 300 uomini che spariranno dalle liste di mobilità della provincia! Tu spianami la strada e saprò esserti riconoscente, per me e per loro!".
L'uomo che ascoltava, osservando il progetto terminato sul foglio bianco, era il deputato Verli. Quasi sessanta anni, le spalle appesantite dai troppi compromessi; la realtà aveva da tempo sopraffatto il suo idealismo.
"Vedrò cosa posso fare, lasciami almeno i dati." Strappando il bordo del foglio dov'erano scritti dettagli tecnici ed altre misurazioni, Arese disse:
"Prendi pure questo, c'è tutto quello che devi sapere. Adesso scusa ma devo scappare, ho una riunione.Tienimi al corrente... In fretta!"
All'altro capo del guinzaglio scodinzolava Belle. Verli si rammaricò di non avere infilato i guanti, la sua mano era gelata. Queste passeggiate notturne lo esasperavano,ma litigare con la signora Verli era molto peggio! Si sedette sulla solita panchina ed accese una sigaretta. Dalla nebbia spuntò un musetto di volpino bianco che Belle riconobbe subito. Il dottor Bernardi seguiva il suo cane da vicno e venne anche lui a sedersi.
"Allora, come va la vita?" Medico e deputato erano vecchi amici di quartiere.
"Cosi..." rispose Verli, lo sguardo stanco.
"Senti, ti ho già accennato qualcosa a proposito di quel dispensario... Rammenti? Quella zona è talmente malfamata che non c'è neppure una farmacia, ma ti rendi conto?! Non si può più aspettare e sono mesi che il progetto è fermo in municipio. Non potresti indicarmi qualcuno nella giunta davvero in grado d'agire?"
L'onorevole sorrise. Piegato in quattro nella tasca del soprabito, c'era quel pezzo di foglio fitto di quote,cifre e note di costruzione. Dividendolo in due, lo strappò chiedendo al suo amico:
"Hai per caso una penna?"
La trattoria era piena. Il dottor Bernardi beveva un secondo bicchiere di vino, al bar. Era contento. Il sindaco gli aveva finalmente assicurato che il dispensario avrebbe aperto al pubblico prima di Natale. Si sentì tirato per la manica. La signora Maria lavorava in cucina con la cuoca da quando era rimasta vedova. Nei capelli raccolti s'indovinavano fili argentati; nei suoi occhi lucidi, tracce di un pianto recente.
"Dottore, non voglio disturbare, ma se ha un minuto...".
"Certo Maria, dica... dica."
"Sa, è per via del mio Dario. Non studia più, è sempre in giro, chissà dove... con chi... E' aggressivo... anche con me! Lei non conoscerebbe qualcuno che possa darci una mano, che provi a parlargli, ad aiutarlo?"
Bernardi, sorseggiando il suo vino rifletté un secondo e si frugò in tasca prima di rispondere:
"Maria, prenda quest'indirizzo, è un centro di ascolto per adolescenti in difficoltà. Ci lavora un amico, gente in gamba vedrà!"
Aveva pescato il foglio bianco e ne strappò un pezzo conservando il numero del sindaco. Non si sa mai... Scrisse le informazioni e lo diede alla donna con un sorriso rassicurante.
Maria attraversava ogni giorno il giardino pubblico per tornare a casa. E' li che raccontava gioie, dolori e tante paure a Sandro, il suo adorato Sandro che uno stramaledetto cancro aveva portato via. Era ancora cosi presente in questo parco dove si erano incrociati la prima volta, vent'anni prima. Cerco un fazzoletto nella borsetta e non si accorse del pezzetto di foglio bianco che scivolava a terra.
Il vagabondo si sdraiò sull'erba sognando un morbido letto di piume e un tetto di stelle. Sedendosi per stendere su di sé uno straccio consunto che gli serviva da coperta, pose lo sguardo limpido sul quadratino di foglio bianco ormai tutto stropicciato. Lo prese, girandolo e rigirandolo fra le dita. Nella piccola sacca dei tesori, cercò il moncherino di matita rossa che conosceva tutti i suoi segreti e scrisse:
Infima goccia nell'immensità della memoria,
gigante della sua piccola storia,
l'uomo scopre nell'infinito
la giusta misura della sua gloria.
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